Pietro Palvarini
19 Jun 11
20:29

World Refugee Day Cup

by Pietro Palvarini

Refugee Day Cup 2012

Refugee Day Cup 2011

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2011, Caritas Ambrosiana, la Cooperativa Farsi Prossimo,  l’associazione Play More! e la community GoKick hanno organizzato un evento nel nome dello sport e dell’integrazione tra i popoli.

World Refugee Day Cup

Protagonisti assoluti della giornata, i ragazzi residenti nei centri di accoglienza gestiti da Caritas: oltre 60 giocatori di 16 nazioni diverse, si sono sfidati in un quadrangolare di calcio a 7 con squadre miste formate insieme agli educatori e ai GoKickers che hanno partecipato all’iniziativa.

Un tripudio di colori, lingue, suoni, la dimostrazione che lo sport è uno strumento magico per unire persone diverse.

Significativi i nomi delle squadre: valori universali, particolarmente cari a chi, come i rifugiati, è in fuga da guerre o dittature. Ecco quindi che in campo si sono sfidati le squadre Freedom, Respect, Justice, Peace.

Molto emozionante la finale tra Justice e Respect, che ha visto prevalere i secondi ai rigori dopo un tiratissimo 3-3 nei tempi regolamentari.

Il torneo è stato raccontato dal TGR Lombardia e dal giornalista Paolo Riva di Radio 24, che ha anche scritto un articolo per il blog del famoso giornale di strada scarp de’ tenis (leggi).

 

Radio 24

Dopo il torneo, tutti i partecipanti sono stati ospitati presso il Centro di Accoglienza di Via Gorlini, dove tutti i giocatori sono stati premiati e i campioni hanno sollevato con orgoglio la coppa, consegnata dal direttore di Caritas Ambrosiana Don Roberto D’Avanzo.

Vera poesia poi, la cena etnica cucinata e offerta dagli ospiti dei centri. Sambousa dalla Somalia, Zigni dall’Eritrea, riso con carne, spezie e uvette dall’Afghanistan… e tantissimi dolci portati dai GoKickers. Oltre al calcio, abbiamo scoperto che anche la cucina sa unire i popoli…

E per concludere la serata, balli scatenati con i ritmi dell’Africa e dell’Asia. E tutti insieme in pista, fianco a fianco, ci siamo accorti che forse sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci rendono diversi.