Mattia Schivo
31 Mar 10
08:10

La prima trasferta non si scorda mai

by Mattia Schivo

 

La prima trasferta non si scorda mai.

E allora, per rinfrescare la memoria a tutti quelli che c’erano e ingolosire i nuovi gokickers in vista delle prossime trasferte, ecco una carrellata di momenti sparsi che hanno reso indimenticabile quell’esperienza…

- La hostess dell’aereo che, concupita da Deny (o forse rimbecillita dalla sua parlantina) ci manda dagli altoparlanti un in bocca al lupo prima di atterrare, tra lo stupore degli altri passeggeri, che si stupivano che fossimo una vera squadra di calcio (e infatti non lo eravamo, come ha dimostrato il risultato)

- Riccardo Rinaldi, conosciuto una settimana prima, che lascia a casa la compagna e il figlio appena nato per venire in trasferta con un branco di sconosciuti e macchiare fin da subito la sua fedina penale come portiere con sei pere sul groppone

- L’ostello-camerata da 13 posti in cui sembra di essere tornati alle gite delle medie, tra “chi scoreggia muore” e “quel letto è mio, l’ho visto prima io”

- Kal e Alby che con ammirevole testardaggine si ostinano a rispondere sempre in italiano agli autoctoni, ignorando qualsiasi tentativo di comunicare che non sia nella loro lingua madre.

- Tony che scopre di avere sterline fuori corso da anni, probabilmente risalenti ai tempi in cui era giovane lui, intorno ai primi del secolo scorso. Lo spettro della miseria viene prontamente scongiurato, rifilando la paccottiglia a ignari venditori ambulanti, che non si chiedono come mai il losco figuro stia pagando pacchetti di cicche con banconote da 50 sterline e aspetti impaziente il resto.

- Kal e Tony che arrivati in stazione un’ora prima della partita si accorgono di non avere preso le lenti a contatto e sono costretti a tornare di corsa all’ostello, finendo pure in una fontana.

- Il gruppo che vaga famelico per le vie di Londra alle 23 di sera cercando un qualunque ristorante aperto o anche solo un baracchino che farcisca panini e ripiega poi su un ristorante cinese di dubbia qualità che darà incubi al sapore di cipolla ai più.

- La capitana della squadra femminile di Oxford, bionda e carina, che ha sulla coscienza almeno un paio di slogamenti alla mascella tra gli attoniti gokickers.

- Il campo di gioco curato alla perfezione, con l’erbetta verde tagliata fina che poi si scopre non essere nemmeno il campo di gioco, ma un banale campo di allenamento.

- Le scoppole che ci hanno rifilato i ragazzi di Oxford, che pure avevano già giocato un’altra partita poche ore prima e stavano quindi giocando col freno a mano tirato e le riserve in campo.

- Il gol di Ottolina.

- La birretta di gruppo nel dopopartita, con tanto di hamburger formato “tower” e pioggia di patatine a innaffiare il tutto.

- La serata “spacco” in cui Nial ci accompagna per Oxford, facendoci fare il giro di tutti i pub della città a marce forzate che ci tagliano le gambe più dei due tempi regolamentari.

- La “Grande Fuga” di Schivo e Bestetti, costretti in una fila interminabile al freddo e al gelo davanti alla discoteca, quando si vedono sfilare davanti i gokickers diretti in albergo e capiscono al volo che è stata la loro la scelta vincente e abbandonano senza troppi sensi di colpa i compagni in coda al loro tristo destino.

- I messaggi degli amici rimasti a casa, le cui insistenti richieste di informazioni sul risultato incontrano solo risposte frammentarie, enigmatiche o volutamente criptiche del tipo “Siamo degli eroi!” “Si, ma quanto è finita?” “Abbiamo fatto vedere chi siamo!” “Sì, ma il risultato?” “Gran gol di Ottolina!” ecc…

- Il pubblico ludibrio al rientro, quando la community ha appreso infine il triste esito della prima trasferta… ma alla fine tutti i partecipanti erano talmente contenti e soddisfatti che la sconfitta è passata presto in secondo piano

Anche se forse eventi e partecipanti non diranno molto a tutti, spero di avervi trasmesso in queste righe un po’ dell’entusiasmo e del divertimento che ci ha animato in quei giorni e che ha caratterizzato anche tutte le successive trasferte.
La trasferta è un momento davvero unico: un’occasione per conoscere luoghi, città e persone, divertirsi e giocare a calcio, sapendo che comunque andrà a finire, la vittoria (almeno quella morale per il solo fatto di esserci) è garantita!